Catalogo film 2018

NONANTOLA FILM FESTIVAL 2018


gattaGiovedì 26 aprile 2018 ore 21.00 – Cinema Teatro Comunale di Bomporto (via Verdi 8/a)

GATTA CENERENTOLA

di Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri, Dario Sansone –Con le voci di Alessandro Gassmann, Maria Pia Calzone, Alessandro Gallo, Mariano Rigillo, Renato Carpentieri – Animazione, Italia 2017 – 86 minuti – Produzione: Mad Entertainment, Rai Cinema - Distribuzione: Videa – CDE   – Presentato alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia in concorso nella sezione ‘Orizzonti’ e vincitore dei seguenti premi: Menzione Speciale Future Film Festival, Premio "Mouse d’Argento" Miglior Film Fuori della Competizione, Premio Gianni Astrei, Premio Open, Premio Speciale SNGCI - Vincitore del Premio Caligari come ‘Miglior Film di Genere dell’Anno’ al ‘Noir in Festival 2017’ – Vincitore di due premi David di Donatello 2018 come Migliori Effetti Digitali (Mad Entertainment) e Miglior Produzione (Mad Entertainment)


Gatta Cenerentola è il crudele soprannome affibbiato alla piccola Mia dalle sorellastre nella rivisitazione moderna e partenopea della fiaba classica di Giambattista Basile. Figlia di don Vittorio Basile, uomo di grande ingegno che aveva il progetto di trasformare Napoli in una virtuosa città della scienza, Mia è rimasta orfana dopo che Salvatore Lo Giusto detto "'o Re", capoclan del riciclaggio, ha ammazzato suo padre con l'aiuto della bella e letale Angelica Carannante, promessa sposa di Basile. Da quel momento la ragazzina è costretta a vivere in una nave da crociera dismessa nel porto di Napoli, insieme con la perfida matrigna e i sei dispotici fratellastri, covando in silenzio la vendetta: uccidere Salvatore ‘o Re e liberare per sempre se stessa e la sua città. Anche Primo Gemito, ex uomo della scorta di Basile, porta avanti il progetto parallelo di riportare la legalità nel porto di Napoli e sottrarre Cenerentola dalle grinfie di Angelica.


La recensione
Alessandro Rak, già autore del pluripremiato ''L'arte della felicità'', riunisce le forze con Ivan Cappiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone per dare vita ad una delle favole contenute ne Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile (notare l'omonimia fra lo scrittore campano e il padre di Gatta Cenerentola), cui era ispirato ''Il racconto dei racconti'' di Matteo Garrone. Su quella stessa favola è basata anche l'opera teatrale di Roberto De Simone, ma la squadra di Rak compie un miracolo diverso: trasformare un testo secentesco in un film d'animazione ambientato ai giorni nostri senza perdere nulla della forza archetipale della storia, né della "napoletanità" che permea ogni aspetto dell'immaginazione visiva di Rak, ma non ne diventa mai limite provinciale. Napoli è uno dei protagonisti di 'Gatta Cenerentola', eppure non appare - la storia è ambientata fra l'interno della nave Megaride e i dintorni del porto ove è ancorata - se non attraverso le "maschere" protagoniste della storia. L'animazione è totalmente immersiva (trattandosi di una vicenda che ha l'acqua come sua presenza costante) e tridimensionale nel senso più autentico del termine: la profondità di campo è data soprattutto dalla stratificazione del disegno e da accorgimenti di classe come la presenza costante nell'aria di pulviscolo, cenere e assortito (umano) debris (Paola Casella, MyMovies).

 

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smettoSabato28 aprile 2018 ore 21.00
Sala Cinema Teatro Massimo Troisi di Nonantola (viale delle Rimembranze 8)

SMETTO QUANDO VOGLIO - AD HONOREM

di Sydney Sibilia – Con Edoardo Leo, Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Libero De Rienzo, Stefano Fresi, Lorenzo Lavia, Pietro Sermonti, Giampaolo Morelli, Peppe Barra, Greta Scarano, Luigi Lo Cascio, Valeria Solarino, Neri Marcorè – Commedia, Italia 2017 – 96 minuti – Produzione Fandango, Groenlandia, Rai Cinema – Distribuzione 01 Distribution


“Sopox è la formula del gas nervino. Ecco a cosa gli serviva un cromatografo. ‘Sto pazzo si è messo a sintetizzare del gas nervino”. Inizia così il capitolo finale della saga di Smetto Quando Voglio. Pietro Zinni (Edoardo Leo) è in carcere e con lui tutta la banda. Ma non possono rimanerci a lungo perché in giro c’è Walter Mercurio (Luigi Lo Cascio) che è pronto a fare una strage e solo le migliori menti in circolazione possono fermarlo. Ma chi è Walter Mercurio? Cosa nasconde? Qual è il suo piano? La Banda si riunisce per l’ultima volta per affrontare il cattivo più cattivo di sempre. Ma non possono farcela da soli, stavolta avranno bisogno dell’aiuto del nemico storico, Murena (Neri Marcorè). Con lui dovranno evadere da Rebibbia per anticipare le mosse di Mercurio, cercando di capire come neutralizzare l’attacco che sta mettendo in piedi, un evento a cui parteciperanno centinaia di persone. “Smetto Quando Voglio - Ad Honorem si preannuncia esplosivo, con un epico, gran finale che chiuderà il cerchio dell’intera trilogia. Ogni saga ha una fine.”


La recensione
Arrivata al numero tre, la saga dei disoccupati sapienti riciclati in criminali sgangherati conferma di essere il meglio partorito negli ultimi anni dal nostro cinema nel campo “rinnovamento generi e rami vari della commedia all’italiana”. Si prende – bene – da tutte le parti, dai Soliti Ignoti e da Breaking Bad, da Gomorra e da Suburra, perfino da James Bond. E mi riferisco al villain-mad doctor di Luigi Lo Cascio che con le sue smanie di distruzione di massa potrebbe stare al centro di uno Ian Fleming-movie. Il tutto innaffiato dai sociologismi spiccioli e da inchiesta giornalistica sui cervelli in fuga, la sottoccupazione intellettuale, il precariato di massa, la nuova classe disagiata, il proletariato cognitivo (intendiamoci: faccenda serissima, quella di una generazione istruita e però massacrata dall’assenza del lavoro, sacrificata dalla ripartizione ineguale delle risorse a suo sfavore e a favore dei padri e dei nonni, e però faccenda troppo spesso buttata in retorica e lagna e indignazione anticapitalista-antiindustrialista di bassa, qualunquistica lega). C’è tanta roba insomma, dentro alle provette di questo SQV e dei due precedenti, tanta ed eterogenea. Eppure l’operazione funziona, ha funzionato fin dal primo fondativo episodio della serie – o lo vogliamo chiamare franchise? Perdipiù – cosa nient’affatto scontata – Sydney Sibilia sa girare… (Luigi Locatelli, NuovoCinemaLocatelli)

 

 

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figliDomenica 29 aprile 2018 ore 21.00
Sala Cinema Teatro Massimo Troisi di Nonantola (viale delle Rimembranze 8)

 Rassegna ‘Largo ai giovani: Opere Prime italiane’ 

 In sala sarà presente il montatore Alberto Masi 

I FIGLI DELLA NOTTE

Commedia, Italia 2016, 99 minutidi Andrea De Sica (opera prima)- Con Vincenzo Crea, Ludovico Succio, Fabrizio Rongione, Yuliia Sobol – Drammatico, Italia/Belgio 2016 – 85 minuti – Produzione Vivo Film, Rai Cinema, Tarantula – Distribuzione 01 Distribution  - Vincitore di un Nastro d’Argento 2017 come Miglior Regista Esordiente –

Con poca voglia ma parecchia obbedienza alla madre, Giulio entra in un collegio prestigioso per rampolli benestanti. Dalle sembianze asburgiche, la struttura è una nota palestra per la futura classe dirigente, rigida e spietata. Il ragazzo è immediatamente attratto da Edo, dalla personalità a lui opposta, anticonformista e incline alla ribellione. In complicità si oppongono al bullismo imperante e in totale segretezza, iniziano a trascorrere nottate in un locale di prostitute. Gli effetti attesi non tarderanno a presentarsi.


La recensione
C’era parecchia attesa allo scorso Torino FF per I figli della notte, e non perché si trattasse dell’unico film italiano in concorso. Ma per l’identità e l’albero genealogico del regista. Che si chiama Andrea De Sica ed è, ebbene sì, nipote del grande Vittorio, figlio di suo figlio Manuel. Ci vuole coraggio a buttarsi nel mestiere di regista con una parentela così ingombrante, dunque massimo rispetto per ADS. E bisogna dire che il risultato è interessante, per niente deludente, anche se siamo lontani dall’opera-miracolo, dall’esordio da storia del cinema. Film borghese, di atmosfere eleganti e rarefatte e insieme torbide e malate, come si conviene a chi ha letto Thomas Mann e bene ha conosciuto dal di dentro certa borghesia intellettuale italiana (…) Andrea De Sica è assai bravo nel mettere a punto un clima di minaccia soffocata e diffusa, gira con occhio sicuro e un’eleganza inconsueta dalle nostre parti. E quegli interminabili corridoi, quell’edificio poderoso circondata dalla neve e sovrastato da cieli eternamente grigi richiamano il Kubrick di Shining e il Lynch di Twin Peaks. Tanta roba davvero, per il cinema italiano. (Luigi Locatelli, NuovoCinemaLocatelli)

 

 

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squareLunedì 30 aprile 2018 ore 21.00
Sala Cinema Teatro Massimo Troisi di Nonantola (viale delle Rimembranze 8)

THE SQUARE

di Ruben Östlund – Con Claes Bang, Elisabeth Moss, Dominic West, Terry Notary – Commedia drammatica, Svezia/Danimarca/Usa/Francia 2017 – 142 minuti – Produzione Plattform Produktion – Distribuzione Teodora Film – Vincitore della Palma d’Oro al Festival di Cannes 2017, vincitore di sei premi agli European Film awards 2017, tra cui Miglior Film e Miglior Regista, candidato al Premio Oscar 2018 come Miglior Film Straniero, vincitore del David di Donatello 2017 come Miglior Film dell’Unione Europea

Christian è il curatore di un importante museo di arte contemporanea di Stoccolma. Una mattina, sulla strada per il lavoro, soccorre una donna in pericolo e si scopre derubato del telefono e del portafoglio. Al museo, intanto, lui e la sua squadra stanno lavorando all'inaugurazione di una mostra, che prevedere l'installazione dell'opera "The Square": un quadrato delimitato da un perimetro luminoso all'interno del quale tutti hanno uguali diritti e doveri, un "santuario di fiducia e altruismo". Su suggerimento di un collaboratore, Christian scrive una lettera in cui reclama i suoi averi rubati, innescando una serie di conseguenze che spingono la sua rispettabile ed elegante esistenza in una vertigine di caos.

La recensione

Ruben Östlund appronta un’opera ambiziosissima e formato gigante, radicalizzando il nucleo di Force Majeure, l’irruzione dell’imprevisto nell’ordinata vita borghese (e nordeuropea), la prevalenza del caos, dell’ignoto, della distruzione. La valanga che in quel film, sfiorando una bionda e bella famiglia svedese in un rifugio alpino, causava per un effetto domino la fine di un equilibrio, qui si moltiplica, si dissemina ovunque, diventa una specie di sciame sismico che intacca e attacca la vita di un signore assai agiato, assai piacente, curatore di un museo di arte contemporanea nell’affluente e civile, troppo civile Stoccolma. Östlund adotta prevalentemente il registro della commedia demenzial-surreale tendente al dark, tant’è che per un’ora e più (anche per via di certe assonanze, come la scena del preservativo) si pensa a Toni Erdmann, dal quale poi per fortuna si discosta avvicinandosi se mai al Buñuel di L’angelo sterminatore (Luigi Locatelli, NuovoCinemaLocatelli)

 

 

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tempesta4Martedì 1 maggio 2018 ore 21.00
Sala Cinema Teatro Massimo Troisi di Nonantola (viale delle Rimembranze 8)

 Rassegna ‘Largo ai giovani: Opere Prime italiane ’ 

 In sala sarà presente uno dei membri del cast 

AMO LA TEMPESTA

di Maurizio Losi (opera prima) – Con Nando Paone, Maya Sansa, Tony Sperandeo, Ugo Dighero, Maurizio Donadoni, Leonardo Lidi, Chiara Anicito, Eleonora Giovanardi, Elisabetta Pozzi, Giobbe Covatta, Enzo Iacchetti, Ferruccio Soleri, Vito – Commedia, Italia 2016 – 110 minuti – Produzione Exen Media&Films Presenza in sala di…

Nord Italia. Angelo è uno dei tanti padri che negli ultimi anni hanno visto i loro figli fuggire all’estero in cerca di opportunità lavorative e un futuro migliore, lontano da un Paese decadente e in crisi economica. Autista di scuolabus, vessato sul lavoro, Angelo vaga alla ricerca di un impiego per il figlio, non arrendendosi alla speranza di farlo tornare a casa e vivere accanto a lui. Durante le ricerche scopre che l’insopprimibile senso per l’unità familiare non è sopravvissuto solo in lui, ma in tutta la gente che lo circonda. Un intero quartiere, composto da genitori abbandonati, si sta mobilitando per compiere un’impresa disperata quanto immaginifica: rapire e riportare in Italia i propri figli, che per talento e qualifiche potrebbero riavviare la macchina produttiva italiana. Rapirne uno per attirarne cento. Parte quindi alla volta della Germania verso il più inaspettato viaggio della sua vita.

La recensione

Il titolo dal sapore shakespeariano non deve trarre in inganno il lettore di turno, tantomeno il futuro spettatore che avrà modo di incrociare lo sguardo con l’opera prima di Maurizio Losi, non appena questa avrà trovato una distribuzione disposta a portarla nelle sale nei prossimi mesi. Amo la tempesta è una commedia indipendente dai toni leggeri – dove per leggeri non si intende frivoli e superficiali – che ha nel dna drammaturgico tutta una serie di venature tragicomiche che contribuiscono ad arricchire le dinamiche narrative e le one line dei singoli personaggi, a cominciare da quella del suo protagonista Angelo, interpretato da un efficacissimo Nando Paone. Amo la tempesta fa parte di quella categoria sempre più rara di film del panorama nostrano a poter contare su uno spunto davvero originale. Originale non è però il tema, ma il modo in cui questo viene trattato. La pellicola di Losi porta sul grande schermo un’idea particolarmente interessante, che va di pari passo con un punto di vista altrettanto interessante. La peculiarità sta nell’aver scelto di raccontare il tema attualissimo della cosiddetta “fuga dei cervelli” dal punto di vista dei genitori, i tanti che ogni anno vedono partire i propri figli alla volta dell’estero in cerca di quelle opportunità lavorative che il Paese di origine non ha saputo e voluto garantire loro. (Francesco Del Grosso, CineClandestino)



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ultimeMercoledì 2 maggio 2018 ore 21.00
Sala Cinema Teatro Massimo Troisi di Nonantola (viale delle Rimembranze 8)

  Rassegna ‘Largo ai giovani: Opere Prime italiane ’ 

LE ULTIME COSE

di Irene Dionisio (opera prima) – Con Fabrizio Falco, Roberto De Francesco, Christina Andrea Rosamilia, Alfonso Santagata, Salvatore Cantalupo, Anna Ferruzzo – Drammatico, Italia/Svizzera/Francia 2016 – Produzione Tempesta, Ad Vitam, Amka Films Productions, Rai Cinema – Distribuzione Istituto Luce - presentato in concorso (unico italiano) alla Settimana Internazionale della Critica della 73ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia 2016

Tre storie s'intrecciano nel poliedrico calderone di varia umanità che si ritrova ad impegnare le "ultime cose" al banco dei pegni di Torino, in particolare la vicenda si concentra su cinque personaggi.

Sandra, giovane trans tornata in città dopo alcuni anni alla ricerca di un nuovo inizio, si vede costretta ad impegnare una pelliccia a cui tiene molto. Michele, pensionato sull'orlo della povertà, per far fronte alle spese mediche (un apparecchio acustico) del nipote Gabriele, chiede un prestito al cognato Angelo, uno dei tanti ricettatori che popolano la via crucis che conduce al banco. In cambio dovrà però aiutarlo nel pericoloso lavoro di aiutante da strada. Stefano, giovane idealista da poco assunto come perito, cerca di opporsi alle disumane dinamiche del posto di lavoro offrendo pietà e compassione amichevole ai clienti più disperati al contrario di Sergio che dirige l'attività con freddezza da burocrate e inumana meccanicità, fedele ai dettami dell'azienda. Anna, madre di due bambini, impegna una collana di valore che viene sottostimata dal direttore, scaltro doppiogiochista in contatto col sottobosco di malaffare fuori dai cancelli.

La recensione

La regista Irene Dionisio – trent’anni giusti, precedenti di corti documentari e videoinstallazioni – deve parecchio mi sembra di capire alla scuola torinese del cinema del reale fictionalizzato di Daniele Segre, e adesso con Le ultime cose mette a segno uno dei migliori esordi italiani nel lungometraggio degli ultimi anni, allineandosi per modi, pratiche filmiche e sensibilità al più innovativo cinema europeo. Ambienti urbani derelitti di pura scuola dardenniana, abitati dagli umiliati e offesi della tardomodernità. Vite di pochi denari, acquistate e vendute e consumate sul mercato dei corpi e delle anime. In un linguaggio cinematografico sorprendentemente all’altezza di tanta bella roba giovane-internazionale che si vede ai festival e che quasi mai arriva poi nelle nostre sale. Innanzitutto la pratica massiccia dell’ellisse, dell’allusione, del non detto: per raccontare storie, più che ridotte all’osso, ossificate, scarnificate, abrase, omettendo un’infinità di dettagli, silenziando passaggi narrativi anche essenziali, mostrando e solo mostrando, spesso in lunghe sequenze mute, lasciando allo spettatore il compito di collegare, connettere, interpretare, capire, dare un senso. Le ultime cose ha anche quello che manca a molti dei magari interessanti nuovi film italiani, uno stile, un’impronta personale, una visione decisa, riecheggiando nei suoi ritratti di povera gente qualsiasi non solo i Dardenne e certo Ken Loach, ma anche qualche grande del nostro cinema, Ermanno Olmi, o il miglior Vittorio De Sica (Luigi Locatelli, NuovoCinemaLocatelli)



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corpoGiovedì 3 maggio 2018 ore 21.00 
Sala Cinema Teatro Massimo Troisi di Nonantola (viale delle Rimembranze 8)

CORPO E ANIMA

Testről és lélekről) di Ildikò Enyedi – Con Géza Morcsányi, Alexandra Borbély, Zoltán Schneider, Réka Tenki, Ervin Nagy, Éva Bata – Drammatico, Ungheria 2017 – 117 minuti – Produzione Films Boutiques, Inforg-M&M Film Kft. – Distribuzione Movies Inspired – Vincitore dell’Orso d’oro al Festival di Berlino 2017, Premio FIPRESCI e Premio della Giuria Ecumenica al Festival di Berlino 2017, vincitore del premio come Miglior Attrice ad Alexandra Borbély agli European Film Awards 2017, candidato al premio Oscar 2018 come Miglior Film Straniero

Mária e Endre lavorano nello stesso mattatoio, lei come responsabile del controllo di qualità, lui invece come direttore finanziario. Entrambi solitari, hanno in comune un sogno, si ritrovano in un paesaggio innevato sotto forma di cerva e cervo senza in verità sapere chi sia l'altro. Casualmente Klára, la psicologa aziendale, venuta a conoscenza di questi sogni, inizia a fare un collegamento anche se pensa si tratti di uno scherzo.

La recensione

C’è del buono e del meno buono, in Corpo e anima (il titolo originale ungherese è bellissimo, ma impronunciabile). Con derive pericolosamente arty, psicanalismi selvaggi fuori tempo massimo, metafore azzardate, connessioni tra l’umano e l’animale che vorrebbero suggerire profondità ma son solo spicce. Un repertorio piuttosto greve che però – bisogna dire – mantiene nel trattamento di Ildikó Enyedi una sua leggerezza, una sua grazia. Perché alla fin fine tante escursioni nell’onirico e nel surreale e nell’inconscio individual-collettivo vanno a planare su una storia d’amore. (…) Bizzarro, con avanguardismi datatissimi da cinema antonioniano anni Sessanta e un’attrice che difatti monicavitteggia come nei film dell’alienazione del grande ferrarese. Strano, pencolante verso il kitsch, ma non privo di una sua nobiltà. In oscillazione tra il cult movie e il guilty pleasure. Intanto dai tempi di Berlino Corpo e anima ha fatto carriera: adesso è nella shortlist dei candidati all’Oscar come migliore film in lingua straniera. Una consacrazione per la finora assai appartata regista magiara Ildikó Enyedi (Luigi Locatelli, NuovoCinemaLocatelli)



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nicoVenerdì 4 maggio 2018 ore 21.00
Sala Cinema Teatro Massimo Troisi di Nonantola (viale delle Rimembranze 8)

 In sala saranno presenti le costumiste Francesca e Roberta Vecchi 

NICO 1988
di Susanna Nicchiarelli – Con Trine Dyrholm, John Gordon Sinclair, Anamaria Marinca,  Sandor Funtek, Thomas Trabacchi, Karina Fernandez, Calvin Demba, Francesco Colella – Drammatico, Italia/Belgio 2017 – 93 minuti - Produzione Vivo Film, Rai Cinema – Distribuzione I Wonder Pictures – Vincitore della sezione Orizzonti come Miglior Film alla 74esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia – Vincitore di 4 David di Donatello 2018:  Migliore Sceneggiatura (Susanna Nicchiarelli), Migliore Truccatore (Marco Altieri), Miglior Acconciatore (Daniela Altieri), Miglior Suono (A. Di Lorenzo, A. Padoan, M. Bastien, E. Grattepain, F. Piscopo) - Presenti le Costume Designers Francesca e Roberta Vecchi


L'ex musa di Andy Warhol e cantante dei Velvet Underground Nico, ormai invecchiata e privata della sua bellezza, si reinventa come solista, avventurandosi nel suo ultimo tour in giro per l'Europa, cercando di trovare un senso alla propria vita e di riallacciare il rapporto con il figlio (mai riconosciuto dal padre Alain Delon), tormentato da istinti suicidi.


La recensione

Nico. Ecco, ci si chiedeva come avrebbe potuto un regista italiano, una regista italiana, nato/a in un cinema antropologicamente lontano da quei mondi e quelle sensibilità, misurarsi con la narrazione di una simile figura. Invece – grazie a Dio al cinema, nel nostro cinema, capitano anche buone cose che non ti aspetti – Susanna Nicchiarelli ce la fa, confezionando un film dignitosissimo pure molto esportabile (il che non guasta), credibile, mai goffo. Senza quella cadute nel becero che si temono sempre nei film italiani anche di aspirazioni internazionali. Azzeccando gli attori, i climi, il tono prevalente. Perfino usando con naturalezza la lingua inglese che per gli italiani è sempre cosa difficile. Nicchiarelli ha l’accortezza di non ricostruire la fase di massima esposizione nella vita e nella carriera di Nico, di non cimentarsi con il mito nel suo fulgore, ma di raccontare la fase scura e oscura, semifinale e finale, della decadenza, dell’ombra(…) Ne esce un ritratto minuzioso e fedele, rispettoso senza mai essere deferente. Grazie anche all’interprete, la danese Trine Dyrholm (attrice di Susanne Bier e di Thomas Vinterberg, ed è con il suo La comune che ha vinto il premio per la migliore interpretazione femminile alla Berlinale 2016). All’inizio sembra clamorosamente miscast, non possedendo niente dello charme, benché decaduto e corroso dalle pessime abitudini di consumo della vera Nico. Ma si conquista man mano il nostro rispetto, oltretutto cantando, benissimo, le depresse e meravigliose ballate di Nico. Un buon film di respiro globale, e non è così poco per il sempre assai minusccolo e introflesso cinema italiano. (Luigi Locatelli, NuovoCinemaLocatelli)

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cocoSabato 5 maggio 2018 ore 17.00
Sala Cinema Teatro Massimo Troisi di Nonantola (viale delle Rimembranze 8)

 Rassegna CINE KIDS 

COCO

di Lee Unkrich, Adrian Molina – Con le voci originali di Anthony Gonzales, Gael Garcia Bernal, Benjamin Bratt, Alanna Ubach, Renee Victor - Animazione, USA 2017 – 109 minuti – Produzione Pixar Animation Studios – Distribuzione Walt Disney Studios Motion Pictures Italia – Vincitore di due premi Oscar 2018 (Miglior Film d’Animazione, Miglior Canzone) di un premio Golden Globes (Miglior Film d’Animazione), di un premio BAFTA (miglior Film d’Animazione)

Un variopinto villaggio messicano, animato dai preparativi per il Dìa de Muertos e dalla musica delle orchestrine che inonda le strade. Il dodicenne Miguel vorrebbe immergersi nei festeggiamenti strimpellando la sua chitarra sconquassata, ma sulla famiglia Rivera aleggia una maledizione che impedisce ai componenti di imbracciare strumenti musicali. Il divieto, imposto decenni prima dalla bisnonna Imelda, non riesce a tenere Miguel lontano da corde e arpeggi. Né lo frena dal venerare e imitare le melodie del suo cantante preferito, il leggendario Ernesto de la Cruz. Destinato a raccogliere l'eredità familiare ed entrare nel business delle calzature, il ragazzino preferirebbe incorrere nell'ira degli antenati piuttosto che incollare suole e lucidare scarpe per la vita. Così, nel giorno della festa che celebra i defunti, trafuga la chitarra magica appartenuta al suo idolo e finisce in una dimensione tanto fiabesca quanto misteriosa. Il mondo dei morti appare come una gigantesca metropoli verticale: collegata da tram, regolata da uffici e sportelli, e popolata da arzilli scheletri luccicanti. Miguel lo visiterà con la guida dell'affascinante spirito Hector, alla scoperta del segreto che si cela dietro alla sua famiglia.

La recensione

Sommersi dai sequel che stanno annacquando quello che la Pixar rappresentava fino a una decina d'anni fa, è comprensibile ma non perdonabile commettere l'errore di lasciar affondare Coco nel pregiudizio. Polemiche commerciali o razziali si sciolgono nell'arco di cinque minuti, lasciandoci con un racconto sentito, una costruzione cinematografica che travalica i paletti (autoimposti) dell'animazione ad alto budget attuale, e una cura stupefacente del dettaglio narrativo ed estetico. In altre parole, un vero film Pixar, che si commenta solo dopo essersi ripresi dal primo, potente impatto emotivo. (Domenico Misciagna - ComingSoon.it)



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addioSabato 5 maggio 2018 ore 21.00
Sala Cinema Teatro Massimo Troisi di Nonantola (viale delle Rimembranze 8)

ADDIO FOTTUTI MUSI VERDI

di Francesco ‘Ebbasta’ Capaldo (opera prima) - Con Ciro Capriello, Fabio Balsamo, Beatrice Arnera, Roberto Zibetti, Simone Russo, Fortunato Cerlino, Salvatore Esposito, Rosalia Porcaro, Gigi D’Alessio – Commedia, Italia 2017 – 93 minuti – Produzione The Jackal, Cattleya, Rai Cinema – Distribuzione 01 Distribution

Il trentenne Ciro (Ciro Capriello), super qualificato grafico pubblicitario, lavora in una friggitoria cinese per sbarcare il lunario. Dopo notevoli delusioni e vari tentativi di cercare lavoro, decide di partecipare ad un concorso su suggerimento dell'amico Fabio (Fabio Balsamo), ed invia il suo curriculum "nello spazio" nell'ambito di un contest organizzato in vista dell'uscita di un film. L'amica d'infanzia Matilda (Beatrice Arnera), di cui Ciro è segretamente innamorato, gli propone invece di andare con lei a Londra, ma non riesce a convincerlo. Il suo curriculum però viene letto per davvero dagli alieni, il cui capo Brandon (Roberto Zibetti) lo convoca dunque per un colloquio di lavoro. Ciro si ritrova così inaspettatamente a lavorare per una società aliena fondata su competenza e meritocrazia, concetti estranei al mercato italiano, dove riceverà finalmente l'attenzione che gli spetta: ma anche nello spazio, scoprirà che non mancano le "sorprese" sul posto di lavoro, e dovrà prendere presto decisioni importanti per se stesso e per l'umanità.

La recensione

In una Napoli dove sono ancora chiarissimi "gli effetti di Gomorra sulla gente", tanto che un ristorante cinese si è riconvertito nella friggitoria napoletana "Deux Frittur", la precarietà dei giovani si unisce all'arte di arrangiarsi e a un invincibile kitsch che dà il peggio di sé nei filmati dei matrimoni, cui Fabio lavora insieme al padre. Ci sono i cameo di Fortunato Cerlino e Salvatore Esposito, alias Don Pietro e Genny Savastano di Gomorra, che qui sono gli incontentabili proprietari dell'azienda di piselli in scatola per cui lavora Ciro. Ma il cameo migliore è quello davvero irresistibile di Gigi D'Alessio, ben costruito perché più volte evocato nel corso del film prima della sua apparizione. Inoltre i The Jackal citano anche uno dei loro cortometraggi di maggior successo, The Parker, dedicato a un parcheggiatore abusivo, figura che appare anche nel film (…) (Andrea Fornasiero, MyMovies.it)



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frankDomenica 6 maggio 2018 ore 17.00
Sala Cinema Teatro Massimo Troisi di Nonantola (viale delle Rimembranze 8)

 Rassegna CINE KIDS 

FRANKENWEENIE

di Tim Burton – Con le voci originali di Winona Ryder, Martin Landau, Martin Short, Catherine O’Hara, Atticus Shaffer – Animazione, USA 2012 – 87 minuti - Produzione Walt Disney Pictures – Distribuzione Walt Disney Italia

Il piccolo Victor Frankenstein presenta ai propri genitori un piccolo film amatoriale di cui è protagonista il suo cane Sparky che è l'unico vero amico del ragazzino che ha la passione per la scienza ed è tendenzialmente un solitario. Un giorno Sparky muore investito da un'auto. Il dolore per Victor è così forte che, in seguito a un esperimento su una rana a cui ha assistito nel corso di una lezione, decide di disseppellire il cane e di tentare di riportarlo in vita. L'operazione riesce ma ora Sparky va tenuto nascosto. Si tratta di un'impresa non facile.

La recensione

Correva l'anno 1984 e l'allora ventiseienne Timothy William Burton consegnava alla Disney il suo secondo cortometraggio intitolato Frankenweenie il cui plot di base era analogo a quello dell'odierno lungometraggio omonimo. All'epoca al corto, che la Disney voleva affiancare alla riedizione di Pinocchio, venne assegnato un PG (visione consentita ai minori solo se accompagnati) e il film venne fermato e agganciato l'anno successivo alla proiezione per la Gran Bretagna del decisamente meno interessante Baby - Il segreto della leggenda perduta. Oggi Burton torna a riproporcelo, sempre sotto bandiera Disney, facendone uno dei film più personali della sua ormai decisamente ampia filmografia.
Perché nelle vicende di Sparky e di Victor non c'è solo una rivisitazione nostalgica dei suoi primi passi nel mondo della settima arte. C'è molto di più. C'è la consapevolezza di un artista completo che torna all'animazione utilizzando il bianco e nero e la tecnica della stop motion, idea già accarezzata nel 1984 ma abbandonata per problemi di budget e lo fa in tempi di 3D imperante a proposito e (in più di un'occasione) a sproposito. C'è tutta la conoscenza del cinema e della letteratura horror di cui sappiamo ma trasformata magistralmente in qualcosa di profondamente diverso da una catena di citazioni ammiccanti (Giancarlo Zappoli, MyMovies.it)

 

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mariaDomenica 6 maggio 2018 ore 17.00
Sala Cinema Teatro Massimo Troisi di Nonantola (viale delle Rimembranze 8)


  Rassegna ‘Largo ai giovani: Opere Prime italiane ’

MARIA PER ROMA

di Karen Di Porto (opera prima) – Con Karen Di Porto, Andrea Planamente, Cyro Rossi, Nicola Mancini, Lorenzo Adorni, Diego Buongiorno, Paola Venturi, Mia Benedetta, Daniela Virgilio – Commedia, Italia 2016 – 93 minuti – Produzione Bella Film/Sea Eagle Italia 5/B.H.K. – Distribuzione Bella Film - SELEZIONE UFFICIALE ALLA XI EDIZIONE DELLA FESTA DEL CINEMA DI ROMA (2016) NELLA SEZIONE 'LE VOCI DEL DOMANI'.

Una giornata, dalle prime ore del mattino alla notte, nella vita di Maria, una donna confusa ma al contempo dinamica, che insegue la sua carriera di attrice ma si perde nella frammentazione del quotidiano romano. Un quotidiano che ruota intorno a quella che sembra l'unica fonte di sostentamento della Città Eterna: il turismo. Vediamo Maria correre dalle prove in teatro ai check-in ai turisti e dai check-in ai provini, in una frenesia che sfocerà in situazioni comiche ed estenuanti.

La recensione

"Devi sempre avere i soldi tuoi" le ripeteva il padre quando era ragazzina. Per questo Maria ha imparato l'arte di arrangiarsi e non darsi mai per vinta. Qualità che evidentemente appartengono anche alla regista, sceneggiatrice e attrice protagonista del film che si racchiudono nella persona di Karen Di Porto. Il suo lungometraggio d'esordio costruito sull'unicità temporale e spaziale (Roma, coprotagonista assoluta) sfiora l'appartenenza al genere diaristico, ove però il consueto racconto over in prima persona è qui sostituito dalla narrazione vissuta. Karen/Maria si mostra senza pudore nelle fatiche quotidiane di una vita capitolina solo apparentemente privilegiata. Scritto per se stessa molto bene, il personaggio di Maria ha il pregio di una grazia non comune che naturalmente collide con il caos endogeno di una Roma sempre più degradata, anche umanamente. La donna mostra gentilezza ed empatia verso tutti, specie verso gli emarginati che sanno di verità e contrastano con il vuoto del jet set cinematografico romacentrico: il contrasto mai retorico non fa che aumentare lo spessore della protagonista. Scritto senza banalità, con notevole ironia (alcuni siparietti sono veramente irresistibili) e girato con garbo (Anna Maria Pasetti, MyMovies.it)



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donnaMercoledì 9 maggio 2018 ore 21.00
Cinema Teatro Comunale di Bomporto (via Verdi 8/a)

UNA DONNA FANTASTCA (Una mujer fantàstica)

di Sebastiàn Lelio – Con Daniela Vega, Francisco Reyes, Luis Gnecco, Aline Küppenheim, Amparo Noguera – Drammatico, Cile/Germania 2017 – 104 minuti – Produzione Fabula – Distribuzione Lucky Red Vincitore dell’Orso d’argento al Festival di Berlino 2017 come Miglior Sceneggiatura e del premio Oscar 2018 come Miglior Film Straniero

Marina, giovane cameriera e aspirante cantante, ha una relazione con Orlando, che è 20 anni più grande di lei. Dopo aver festeggiato il compleanno di Marina, una sera Orlando ha un malore e Marina lo porta immediatamente al pronto soccorso, dove lui poco dopo muore. La donna viene subito vista con sospetto dai medici e dalla famiglia di Orlando, che avviano delle indagini su di lei per vedere se è coinvolta nella morte dell'uomo. Marina è una donna trans e per la maggior parte della famiglia di Orlando, la sua identità di genere è un'aberrazione, una perversione, e per questo viene ostacolata in ogni modo. Le viene vietato di partecipare al funerale e rischia di essere cacciata dall'appartamento che divideva con Orlando. Marina lotta per il diritto di essere se stessa, avendo speso tutta la sua vita per diventare la donna che è oggi.

La recensione

Uscito dalla factory dei fratelli Larrain, come gran parte di quel nuovo cinema made in Chile ormai tra i più interessanti e vitali del panorama internazionale, Una donna fantastica conferma in pieno il salto di qualità effettuato dal regista Sebastian Lelio nel 2013, sempre alla Berlinale, con Gloria (riscattando il suo precedente e terribile El año de la tigre dato a un Locarno FF). Anche stavolta Lelio, come in quel gran successo arthouse mondiale, mette al centro della sua narrazione una donna fuori dalla medietà, a modo suo straordinaria. Una donna che si chiama Marina Vidal, cameriera in un ristorante di Santiago, ma con sulla carta d’identità un nome maschile. Una donna nata uomo che ha poi voluto essere donna. Una transgender (però che orrore, queste classificazioni che si portan sempre dietro una puzza acre di acido fenico da gabinetto scientifico tardopositivista). Una donna fantastica vince la sua scommessa puntando su silenzio e sottrazione, osservando Marina nel suo agire e reagire agli ostacoli (la famiglia di lui, la polizia), senza trasformarla nell’eroina stucchevole di una lotta per i diritti. Non ci sono slogan, non ci sono militanze né striscioni da gay pride, c’è solo la vita. Marina si muove per la propria dignità, il rispetto di sé, e per l’uomo che ha perduto (Luigi Locatelli, NuovoCinemaLocatelli)

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cuoriGiovedì 10 maggio 2018 ore 21.00
Cinema Teatro Comunale di Bomporto (via Verdi 8/a)


  Rassegna ‘Largo ai giovani: Opere Prime italiane ’

CUORI PURI

di Roberto De Paolis (opera prima) – Con Selene Caramazza, Simone Liberati, Barbora Bobulova, Stefano Fresi, Edoardo Pesce, Antonella Attili – Drammatico, Italia 2017 – 114 minuti – Produzione Young Films, Rai Cinema – Distribuzione Cinema Srl Il film è stato selezionato per la Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes 2017

Agnese è una ragazza di diciotto anni, cresciuta con una madre molto religiosa, frequenta la chiesa e ha scelto di mantenere la sua verginità fino al matrimonio. Stefano è un ragazzo di venticinque anni dal passato turbolento, che lavora come custode in un parcheggio di un centro commerciale vicino ad un grande campo rom. Agnese e Stefano, seppur diametralmente opposti, si innamoreranno e il loro crescente sentimento li metterà di fronte a scelte difficili.

La recensione

Era da tempo che non compariva sugli schermi un'opera prima così intensa e così carica di un realismo che si fa cinema ad ogni inquadratura. A partire dall'inseguimento iniziale: una corsa in cui Stefano, addetto al controllo in un centro commerciale, insegue Agnese che ha rubato un cellulare di scarso valore. È il loro primo incontro ma non è l'inizio di un idillio. È solo il prologo di un percorso irto di ostacoli. Perché il microcosmo che li circonda non è loro di aiuto. De Paolis si libera da tutti i presunti doveri del 'politically correct', quelli per intendersi, che fanno gridare allo scandalo gli ipocriti che vorrebbero dipingere la realtà così come non è. In questo film i rom non sono tutti buoni così come gli sfrattati non sono solo vittime e le buone intenzioni non necessariamente conducono a quella Verità che potrebbe farci liberi. I loro (dei protagonisti) sono cuori puri perché hanno già sperimentato gli ostacoli di una società che, con una metafora efficace anche sul piano visivo, vorrebbe 'parcheggiarli' al limine di una società complessa e potenzialmente pericolosa. Agnese guardata a vista da una gentile ma ferrea carceriera e Stefano costretto a fare la guardia mentre chi gli si propone come amico lo vorrebbe ladro. De Paolis li segue con uno sguardo partecipe illuminando lo schermo con squarci di vita.



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