Catalogo film 2019

NONANTOLA FILM FESTIVAL 2019


favorita1Martedì 23 aprile ore 21.00 – Cinema Teatro Comunale di Bomporto (via Verdi 8/a)

LA FAVORITA

“LA FAVORITA” (The Favourite) Regia: Yorgos Lanthimos – Sceneggiatura: Deborah Davis, Tony McNamara – Interpreti: Olivia Colman, Emma Stone, Rachel Weisz, Nicholas Hoult, Joe Alwyn, James Smith  – Genere: Biografico, Storico, Drammatico – Paese: Grecia, 2018 – Durata: 119 minuti – Produzione: Element Pictures, Scarlet Films - Distribuzione: 20th Century Fox Italia   – 

Vincitore del Gran Premio della Giuria e della Coppa Volpi Miglior Interprete Femminile (a Olivia Colman), alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2018, del Premio Oscar 2019 alla Miglior Attrice (Olivia Colman); inoltre il film ha ricevuto 4 candidature e vinto un premio ai Golden Globes, 10 candidature e vinto 7 BAFTA, 13 candidature e vinto 2 Critics Choice Award

Primi anni del XVIII secolo. L’Inghilterra è in guerra contro la Francia. Ciò nonostante, le corse delle anatre e il consumo di ananas vanno per la maggiore. Una fragile regina Anna siede sul trono mentre l’amica intima Lady Sarah Churchill  governa il paese in sua vece e, al tempo stesso, si prende cura della cattiva salute e del temperamento volubile della sovrana. Quando l’affascinante Abigail Masham arriva a corte, si fa benvolere da Sarah, che la prende sotto la sua ala protettiva. Mentre gli impegni politici legati alla guerra richiedono a Sarah un maggiore dispendio di tempo, Abigail si insinua nella breccia lasciata aperta, diventando la confidente della sovrana…

 

La recensione
Lo sguardo naturalmente cinico-impassibile del gran regista greco e il suo senso del sordido e del laido hanno modo di dispiegarsi pienamente a contatto con un materiale narrativo così congeniale. Tutto in La favorita, dietro la smagliante confezione e la sontuosità delle scenografie e dei costumi che ne fanno (anche) un film per sciura, è degradato moralmente, tutto è marcio, tutto è interesse,  calcolo, strategia, inganno, gioco di maschere. Con personaggi che sono macchine guidata dall’avidità e dalla voglia di potere. Anche il sesso – lesbico e non – è rapacità, possessione dei corpi, loro controllo, tattica di conquista e dominio. Yorgos Lanthimos realizza il suo film più immediato, godibile e mainstream mantenendosi nel fondo fedele a se stesso. Ci pensa una regia assai determinata e consapevole del proprio progetto a trasformare un period movie di suo abbastanza qualunque in una fiera malsana e grottesca, in un delirio barocco marcio e lutulento che in certi passaggi richiama il più arrischiato Peter Greenaway (Luigi Locatelli, Nuovo Cinema Locatelli)

 

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troppaGiovedì 25 aprile ore 21.00
Sala Cinema Teatro Massimo Troisi di Nonantola (viale delle Rimembranze 8)

TROPPA GRAZIA

“TROPPA GRAZIA” Regia: Gianni Zanasi – Sceneggiatura: Gianni Zanasi, Giacomo Ciarrapico Interpreti: Alba Rohrwacher, Elio Germano, Giuseppe Battiston, Hadas Yaron, Carlotta Natoli, Thomas Trabacchi, Daniele De Angelis, Teco Celio, Rosa Vannucci – Genere: Commedia Paese: Italia, Grecia, Spagna 2018 – Durata: 110 minuti – Produzione: Pupkin Production, Rai Cinema – Distribuzione: BIM Distribuzione
Vincitore del premio come Miglior Film Europeo al Festival di Cannes 2018 dove è stato presentato come film di chiusura della prestigiosa sezione “Quinzaine des Rèalisateurs” e candidato ai David di Donatello 2019 per la categoria Migliore Attrice (Alba Rohrwacher)
Lucia è una geometra che vive da sola con sua figlia. Mentre si arrangia tra mille difficoltà, economiche e sentimentali, il Comune le affida un controllo su un terreno scelto per costruire una grande opera architettonica. Lucia nota che nelle mappe del Comune qualcosa non va, ma per paura di perdere l’incarico decide di non dire nulla. Il giorno dopo, mentre continua il suo lavoro, viene interrotta da quella che le sembra una giovane "profuga"…

La recensione
Troppa grazia è un film stra-ordinario, nel senso che è completamente fuori norma: dunque perfetto per raccontare la storia di un incontro paranormale fra un essere ultraterreno e un essere che con la terra campa. Lucia non si sente affatto benedetta dall’apparizione ma anzi, fa di tutto per sottrarsi a quella “sfiga”. Lei che insegna alla figlia che “i problemi non si sollevano, si affrontano”, si ritrova fra le mani la Madre di tutti i guai: una figura femminile che non accetta altro che la verità. Risiede proprio nella femminilità contrapposta delle due protagoniste (tre, se contiamo anche Rosa) la chiave di lettura più potente di Troppa grazia. Ma dire che il film di Gianni Zanasi, scritto a otto mani (due sole delle quali appartengono a una donna, Federica Pontremoli) sia femminista è riduttivo, perché Zanasi segue un istinto e non un manifesto: l’istinto è quello di Lucia, ma anche quello di Alba Rohrwacher, mai stata più brava (e più bella) che in questo ruolo mette a disposizione corpo, mente e cuore senza mai tirarsi indietro. Rohrwacher si abbandona al turbinio della storia e alla guida del regista con la stessa impavida titubanza della geometra abituata alla razionalità e messa alla prova dal soprannaturale. È la sua essenza luminosa a dare a Lucia quella credibilità continuamente sfidata dagli sviluppi di una trama che incalza e provoca e spiazza noi come la sua protagonista (Paola Casella, MyMovies.it)

 

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un affareVenerdì 26 aprile ore 21.00
Sala Cinema Teatro Massimo Troisi di Nonantola (viale delle Rimembranze 8)

UN AFFARE DI FAMIGLIA

 

“UN AFFARE DI FAMIGLIA” (Shoplifters) Regia: Kore-eda Hirokazu - Sceneggiatura: Kore-eda Hirokazu – Interpreti: Lily Franky, Ando Sakura, Matsuoka Mayu, Kiki Kilin, Jyo Kairi, Sasaki Miyu - Genere: Drammatico – Paese: Giappone, 2018 – Durata: 121 minuti – Produzione: Aoi Pro. Inc. – Distribuzione: BIM Distribuzione
Vincitore della Palma d’Oro al Festival di Cannes 2018, e di un Cesar 2019 come Miglior Film Straniero. Tra le altre candidature, quella al Premio Oscar 2019 come Miglior Film Straniero.
Dopo uno dei loro furti, Osamu e suo figlio si imbattono in una ragazzina in mezzo ad un freddo glaciale. Dapprima riluttante ad accoglierla, la moglie di Osamu acconsente ad occuparsi di lei dopo aver appreso le difficoltà che la aspettano. Benché la famiglia sia così povera da riuscire a malapena a sopravvivere commettendo piccoli reati, sembrano vivere felici insieme finché un incidente imprevisto porta alla luce segreti nascosti che mettono alla prova i legami che li uniscono...

La recensione
Eppure, come disse una volta a proposito di altre questioni l’attuale pontefice (santificato da Wim Wenders nel suo Un uomo di parola presentato sempre a Cannes pochi giorni prima del film di Kore-eda), chi siamo noi per giudicare? Per giudicare, intendo, una famiglia che cresce sì come ladri i suoi virgulti però garantendo loro una protezione dagli orrori del mondo là fuori? Si resta avvinti a questo mirabile racconto che, con precisione geometrica e massima sobrietà e pulizia di stile, pone l’eterna ma sempre cruciale questione: chi sono i veri genitori? E quanto contano i legami di sangue? Quanto si può eluderli? Kore-eda aveva già affrontato la questione in Like Father, Like Son lanciato qualche anno fa sempre a Cannes, ricevendo anche un premio dalla giuria presieduta da Steven Spielberg: neonati scambiati nella culla e allevati nelle famiglie sbagliate. Ma davvero sbagliate? Come allora, anche adesso il regista non offre risposte, pone solo domande. E le ultime scene, così pudicamente strazianti e nipponicamente misurate, non fanno che porci altre domande e altre ancora. Un film semplice e terso, che è puro Kore-eda e ne conferma la statura di maestro. Sacrosanta Palma d’oro (Luigi Locatelli, Nuovo Cinema Locatelli)

 

 

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cortikidsSabato 27 aprile ore 16.30

Sala Cinema Teatro Massimo Troisi di Nonantola (viale delle Rimembranze 8) 

 CORTI KIDS  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

gli incredibiliSabato 27 aprile ore 17.00 
Sala Cinema Teatro Massimo Troisi di Nonantola (viale delle Rimembranze 8) 

 Rassegna CINE KIDS  

GLI INCREDIBILI 2

“Gli Incredibili 2” (Incredibles 2) Regia: Brad Bird – Sceneggiatura: Brad Bird – Voci italiane: Amanda Lear, Ambra Angiolini, Bebe Vio, Isabella Rossellini, Orso Maria Guerrini – Genere: Animazione – Paese: USA 2018 – Durata: 118 minuti – Produzione: Walt Disney Pictures, Pixar Animation Studios – Distribuzione: Walt Disney
Tra le candidature, quella al Premio Oscar 2019 come Miglior Film d’Animazione
Mr Incredibile, Elastigirl e Siberius ci hanno provato a farsi riamare dalla gente, a dimostrare la propria utilità alle istituzioni, ma non c'è stato niente da fare: fuorilegge erano e fuorilegge rimangono. Non la pensa così, però, il magnate Winston Deavor, da sempre grandissimo fan dei Super, che intende perorare la loro causa e ha scelto Elastigirl come frontwoman per l'impresa. Convinto che il problema sia di percezione, grazie alle invenzioni della sorella Evelyn vuole dotare Helen di una telecamera per mostrare alla gente il suo punto di vista.

La recensione

Il più strabiliante superpotere di Gli Incredibili 2 è quello di tenere incollati, far sorridere e far sghignazzare, intenerire e soddisfare, nonostante il primo film avesse già fatto tutto questo quattordici anni fa e lo avesse fatto meglio. La miscela è fatta di grandi réprise e di piccole novità, cui si aggiunge un citazionismo evidente ma non invadente, spesso interno al mondo Pixar. L'azione riprende dove si era interrotta: i Super hanno avuto la loro occasione ma la sprecano, lasciando scappare Il Minatore (che fugge letteralmente fuori dal film, perché non se ne ha più traccia), lo spauracchio è ancora una volta quello di una vita normale, con un lavoro normale, ma un altro fan solletica la loro voglia di avventura e il loro desiderio di legittimazione. Un riccone che offre loro una villa à la Toni Stark (registicamente perfetta per le esplosioni di Jack Jack e le sue scorribande notturne oltre la grande vetrata), il cui padre (che assomiglia a Steven Spielberg) ha perso la vita senza mai smettere di "credere" nei supereroi e nella loro bontà. Ci sono cose a cui noi, invece, non crediamo fin dal primo momento, e questo è problema, ma l'originalità non è e non può più essere la priorità del film. C'è anche un nodo, il terrorismo ideologico di chi si oppone all'ipnosi collettiva e alla dittatura dei media, che resta solo abbozzato, ma altrove invece ci sono, a bilanciare il tutto, più sfumature relazionali, più ritmo, qualche ottima battuta e una lotta a quattro zampe in giardino che è spettacolo nello spettacolo. (Marianna Cappi, MyMovies.it)

 

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la casaSabato 27 aprile ore 21.00
Sala Cinema Teatro Massimo Troisi di Nonantola (viale delle Rimembranze 8)

 Rassegna ‘Largo ai giovani: Opera Prima’ 

LA CASA DI FAMIGLIA

“LA CASA DI FAMIGLIA” Regia: Augusto Fornari (Opera Prima) – Sceneggiatura: Augusto Fornari, Toni Fornari, Andrea Maia, Vincenzo Sinopoli – Interpreti: Lino Guanciale, Stefano Fresi, Libero De Rienzo, Matilde Gioli, Luigi Diberti, Toni Fornari, Nicoletta Romanoff, Michele Venitucci, Marco Conidi – Genere: Commedia Paese: Italia 2017 – Durata: 90 minuti – Produzione: Italian International Film con Vision Distribution – Distribuzione: Vision Distribution
Alex, i gemelli Oreste e Giacinto e Fanny sono quattro fratelli cresciuti in ricchezza in una bella villa di famiglia in campagna. Non potrebbero però essere più diversi l’uno dall’altro. Per aiutare Alex, in grave difficoltà economica, decidono di ricorrere all’unica soluzione possibile: vendere la casa paterna. Nessuno di loro può tuttavia immaginare che, il giorno dopo la firma dal notaio, possa accadere l'impensabile: il padre Sergio, in coma da molti anni, si risveglia. I dottori sono categorici: per una buona ripresa è fondamentale che torni alla sua vita quotidiana circondato dall’affetto dei figli, dai ricordi e dagli oggetti a lui più cari. E adesso?

La recensione

La casa di famiglia segna il debutto alla regia cinematografica di Augusto Fornari, attore e autore teatrale che è diventato un volto, anche se non necessariamente un nome, familiare al pubblico.
E la sua attenzione si rivolge proprio alle dinamiche che movimentano ogni famiglia: quel mix complicato di affetto e rivalità, di non detti e di ricordi. Il cast è azzeccato (persino l'improbabile coppia di gemelli composta da Stefano Fresi e Libero De Rienzo) e Luigi Diberti è, come al solito, efficace nei panni di Sergio. La prova di recitazione migliore è quella di Toni Fornari, fratello del regista-sceneggiatore, nei panni di Zaffarano, l'untuoso ex compagno di giochi dei quattro fratelli con una cotta decennale per Fanny e il segreto desiderio di appartenere a quella famiglia fortunata e felice che l'ha sempre guardato con malcelato disprezzo. Per questo Zafferano ha comprato la villa dei fratelli, e non ci pensa proprio a restituirgliela. Dal punto di vista della narrazione La casa di famiglia ha una struttura esile ma non banale: manca di mordente ma non di tenerezza, è priva del ritmo incalzante da commedia ma ha una sua fluidità da walzer degli affetti. Ci sono alcune cadute di tono, come la rappresentazione folkloristica di un gruppo di zingari, ma ci sono anche alcune piccole sorprese, come un ricatto che non va in porto perché ormai non ci si vergogna più di mettere in piazza le nostre performance imbarazzanti. (Paola Casella MyMovies.it)



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notti magicheDomenica 28 aprile ore 21.00
Sala Cinema Teatro Massimo Troisi di Nonantola (viale delle Rimembranze 8)

NOTTI MAGICHE

“NOTTI MAGICHE” Regia: Paolo Virzì – Sceneggiatura: Francesco Piccolo, Francesca Archibugi, Paolo Virzì – Interpreti: Mauro Lamantia, Giovanni Toscano, Irene Vetere, Roberto Herlitzka, Marina Rocco, Paolo Sassanelli, Giancarlo Giannini, Andrea Roncato, Ferruccio Soleri, Paolo Bonacelli, Regina Orioli, Giulio Scarpati, Simona Marchini, Tea Falco, Jalil Lespert, Ornella Muti – Genere: Commedia – Paese: Italia 2018 – Durata: 125 minuti - Produzione: Lotus Production, Rai Cinema, 3 Marys Entertainment – Distribuzione: 01 Distribution
Presentato alla Festa del Cinema di Roma 2018
Italia '90: la notte in cui la Nazionale viene eliminata ai rigori dall’Argentina, un noto produttore cinematografico viene trovato morto nelle acque del Tevere. I principali sospettati dell’omicidio sono tre giovani aspiranti sceneggiatori, chiamati a ripercorrere la loro versione al Comando dei Carabinieri.

La recensione

Un film che è la messa in farsa, con i suoi personaggi-macchiettoni da commedia dell’arte e da commedia all’italiana (le due sono notoriamente connesse), di una tragedia, di una morte, di un funerale. Notti magiche è una cerimonia funebre, una danza macabra, un sepolcrale ballo di fantasmi a malapena mascherati e resi meno  spaventevoli da un trucco osceno e volgare, una discesa agli inferi di una Roma raramente così allarmante, sfasciata, tenebrosa, putrida, ma spacciata allo spettatore per uno spettacolo di sollazzi e sghignazzi (…) Caricaturale? Macchiettistico? Come no. Ma è la cifra di Virzì, lo è sempre stata, anche nelle sue cose più carucce e engagé. Come di caratteri semplificati e bidimensionali è sempre stato pieno, rigogliosamente saturo, il nostro cinema di commedia, anche per la sua discendenza dalla commedia dell’arte. La quale si costruiva intorno a mascheroni fissi e non si distingueva di sicuro per personaggi complessi e chiaroscurati. Nel riallacciarsi a questo ineludibile retroterra Paolo Virzì allestisce una messinscena che è innanzitutto una galleria precisissima e implacabile, e assai godibile, di figure maiuscole e minuscole, centrali e laterali, tipizzate come nella nostra tradizione attraverso tic e manie e deformazioni fisiognomiche e psicosomatiche, dove non conta la loro consistenza drammaturgica ma l’essere un puro simbolo, un Ruolo all’interno del disegno narrativo. E lo fa magnificamente, con quella sapienza che oggi in Italia è solo sua, da legittimo erede dei Monicelli, Risi, Scola. Ma, e sta qui la riuscita di Notti magiche, interconnettendo queste figure in un insieme formicolante che tutte le contiene e le travalica, nell’affresco di un’era e della sua decadenza irreversibile, della sua morte. (Luigi Locatelli, Nuovo Cinema Locatelli)



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hotel

Lunedì 29 aprile ore 21.00 
Sala Cinema Teatro Massimo Troisi di Nonantola (viale delle Rimembranze 8) 

 Rassegna ‘Largo ai giovani: Opera Prima’  

HOTEL GAGARIN

“HOTEL GAGARIN” Regia: Simone Spada (Opera Prima) – Sceneggiatura: Simone Spada, Lorenzo Rossi Espagnet – Interpreti: Claudio Amendola, Luca Argentero, Giuseppe Battiston, Barbora Bobulova, Silvia D’Amico, Caterina Shulha, Philippe Leroy, Tommaso ragno – Genere: Commedia – Paese: Italia 2018 – Durata: 93 minuti – Produzione: Lotus Production, Rai Cinema, Viris SpA – Distribuzione: Altre Storie
Cinque italiani, spiantati e in cerca di un’occasione, vengono mandati a girare un film in Armenia. Appena arrivati scoppia una Guerra e il sedicente produttore sparisce con i soldi. Abbandonati all’Hotel Gagarin, isolato nei boschi e circondato dalla neve, trovano il modo di inventarsi un’originale e inaspettata occasione
di felicità che non potranno mai dimenticare. Una commedia divertente, poetica e sgangherata come i suoi protagonisti, che parla di sogni, di cinema e di incontri.

La recensione

Hotel Gagarin è una storia di rinascita, di speranza, di fallimenti e nuovi inizi per un'Italia logorata da anni di crisi economica. Dopo oltre vent'anni come aiuto regista per film come Non essere cattivo di Claudio Caligari, Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti e Che bella giornata di Gennaro Nunziante, Simone Spada ha scritto e diretto il suo primo lungometraggio, una tragicomica avventura metacinematografica. Claudio Amendola, Luca Argentero, Giuseppe Battiston, Barbora Bobulova, Silvia D'Amico interpretano i cinque sventurati che vengono inviati in Armenia dal sedicente truffatore, dal volto di Tommaso Ragno, ciascuno improvvisandosi ciò che non è. Spada delinea il ritratto di questi personaggi precari nella vita e nell'anima a cui il cinema offre un destino diverso in un racconto corale trainato da un frizzante humour di gruppo. L'hotel Gagarin diventa, inoltre, specchio della grande fabbrica dei sogni che è il cinema, raccontato da Spada tra onirismo e magia. In questo grande albergo lussuoso e vuoto, riservato solo alla troupe italiana, dalla facciata rigorosa in linea con l'architettura delle ex Repubbliche sovietiche, i cinque troveranno il modo di ricostruire i loro sogni infranti cercando di realizzare quelli degli altri. Il cinema, dunque, si offre a loro come il miglior modo di sognare. Nonostante la malinconia e il disagio dell'incertezza dell'esistenza, Spada racconta come si può ricominciare anche quando sembra tutto perso. Hotel Gagarin è una commedia ironica, intelligente e commovente che allude piuttosto di dire, che fa riflettere anche facendo ridere, il cui senso sembra racchiuso nella frase di Lev Tolstoj, "se vuoi essere felice, comincia". (Francesca Ferri, MyMovies.it)

 

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ognunoMercoledì 30 aprile ore 21.00 
Cinema Multisala Nuovo - Castelfranco Emilia  (via Don Luigi Roncagli 13)

 Rassegna ‘Largo ai giovani: Opera Prima’  

OGNUNO HA DIRITTO AD AMARE

“OGNUNO HA DIRITTO AD AMARE – TOUCH ME NOT” (Nu ma atinge-ma) Regia: Adina Pintilie (Opera Prima) – Sceneggiatura: Adina Pintilie – Interpreti: Laura Benson, Tòmas Lemarquis, Dirk Lange, Hermann Mueller, Christian Bayerlein, Irmena Chichikova, Adina Pintilie, Grit Uhlemann, Hanna Hofmann, Seani Love – Genere: Drammatico – Paese: Romania, Germania, Repubblica Ceca, Bulgaria, Francia 2018 – Durata: 125 minuti – Produzione: Manekino Film, Rohfilm, Pink Production – Distribuzione: I Wonder Pictures VIETATO AI MINORI DI 14 ANNI
Vincitore dell’Orso d’oro e del premio come Miglior Opera Prima al Festival di Berlino 2018, candidato agli European Film Awards come Rivelazione Europea
Laura non può sopportare di essere toccata. Prova anche con un giovane che si prostituisce ma non riesce a superare il suo problema. Christian soffre di una disabilità grave e parla con grande sincerità dei propri desideri in campo sessuale e dell'amore per la sua compagna. I due partecipano a un workshop in cui sono presenti persone di varia età e a cui è presente anche Tudor che appare molto vulnerabile ma accetterà di condividere le proprie sensazioni.

La recensione

Si sa che il corpo prende sempre parola in modo inaspettato. Lo sapevano bene le isteriche di fine Ottocento, quelle che venivano visitate da Freud e Breuer e che spesso non riuscendo a esprimere in forma verbale quello che volevano dire (o per meglio dire, non avendo di fronte a sé una scienza medica che era in grado di ascoltarle) decidevano di prendere parola tramite i sintomi del proprio corpo. Questo per dire che spesso tra la parola e il corpo, tra la sfera verbale e quella sessuale non c’è sempre una consonanza d’intenti ma più spesso una divergenza di pratiche e di linguaggi. Prendere parola sulla propria sessualità, parlare del proprio desiderio, è un’operazione assai difficile su cui l’apporto dell’immagine rischia di complicare le cose più che di renderle più immediatamente accessibili. Ognuno ha diritto ad amare – Touch Me Not, il film di Adina Pintilie che lo scorso anno ha vinto l'Orso d'oro alla Berlinale, prova a mettere a tema in una forma affatto originale la questione dell’intimità e della sessualità, partendo da sé, cioè dal desiderio soggettivo della regista e dell’immediato cerchio di persone che sono state coinvolte in questo progetto, che sarebbe davvero difficile da definire: un po’ performance artistica, un po’ progetto di ricerca, un po’ documentario, un po’ fiction.(Pietro Bianchi, Cineforum.it)



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maryMercoledì 1 maggio ore 17.00
Sala Cinema Teatro Massimo Troisi di Nonantola (viale delle Rimembranze 8)

 Rassegna CINE KIDS 

IL RITORNO DI MARY POPPINS

“IL RITORNO DI MARY POPPINS” (Mary Poppins Returns) Regia: Rob Marshall – Sceneggiatura: David Magee, Rob Marshall, John DeLuca – Interpreti: Emily Blunt, Lin-Manuel Miranda, Ben Whishaw, Emily Mortimer, Pixie Davies, Nathanael Saleh, Julie Walters, Meryl Streep, Colin Firth, Dick Van Dyke, Angela Lansbury Genere: Musical, Sentimentale - Paese: USA 2018 – Durata: 130 minuti – Produzione: Lucamar Productions, Marc Platt Productions, Walt Disney Pictures – Distribuzione: Walt Disney Italia
Il film ha ottenuto 4 candidature a Premi Oscar, 4 candidature a Golden Globes, 2 candidature a BAFTA, 8 candidature a Critics Choice Award, 1 candidatura a SAG Awards
Londra, negli anni della crisi economica tra le due guerre. Nella casa della famiglia Banks ora vive Michael, adulto, e vedovo da un anno, con tre figli a cui badare: John, Annabel e Georgie. Per loro, ha rinunciato alla passione per la pittura ed è entrato in banca, come suo padre prima di lui. Ma ora la stessa banca, inclemente, reclama la casa, i soldi per riscattarla non ci sono e Michael non sa a chi votarsi. Il tempo è maturo perché Mary Poppins cali dal cielo aggrappata al suo ombrello e torni ad occuparsi dei piccoli e dei grandi Banks, in viale dei Ciliegi numero diciassette.

La recensione

Presentato come un sequel, perché si svolge cronologicamente dopo i fatti del 1906, Il ritorno di Mary Poppins è in realtà un remake e come tale va considerato per essere apprezzato al meglio. Ci si potrà poi schierare tra chi non ritrova in esso la magia del primo, chi non ne apprezza l'estetica un po' manierata ed enfatica (Marshall è il regista di Chicago e si vede), o chi invece guarda con compiacimento all'operazione di modernizzazione, che in termini cinematografici significa anche appartenenza ad un gruppo di film, da Paddington a Tata Matilda, con cui condivide interpreti, personaggi e ambienti, e che si distinguono per il gusto visivo e l'inventiva sopra la media. Si potrà, infine, esaurire il confronto con l'originale constatando che il film di Stevenson era "supercalifragilistichespiralidoso" e questo nuovo capitolo è "una stupendosa idea", con tutta la distanza semantica che passa tra l'uno e l'altro termine, ma non si potrà non riconoscere a Il ritorno di Mary Poppins la qualità dell'adattamento e la capacità di inghiottirci in un gioco lungo due ore e dieci, proprio come la vasca da bagno inghiotte tata e bambini per renderli protagonisti della prima fantasia sottomarina. (Marianna Cappi, MyMovies.it)

 

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lultimaMercoledì 1 maggio ore 21.00 
Sala Cinema Teatro Massimo Troisi di Nonantola (viale delle Rimembranze 8)

presenza in sala del regista FRANCESCO BAROZZI

L'ULTIMA NOTTE 

“L’ULTIMA NOTTE” Regia: Francesco Barozzi – Sceneggiatura: Francesco Barozzi, Luca Speranzoni – Interpreti: Beatrice Schiros, Giuseppe Sepe, Francesca Turrini, Luca Mazzamurro, Giovanni Funiati, Pablo Riccardi, Prince Obi, Susanna Ferretti, Marco Marzaioli, Francesca Pignatti – Genere: Drammatico, Thriller – Paese: Italia 2018 – Durata: 87 minuti – Produzione Barozzi/Sepe/Speranzoni/Xella IL REGISTA FRANCESCO BAROZZI SARA’ PRESENTE IN SALA
Vincitore del premio come Miglior Thriller allo Yellow Fever Indie Festival 2018, selezionato dal Cairo International Film Festival 2018, dal Torino Film Festival 2018, dal Ferrara Film Festival 2018

Bea, una donna in crisi che dopo tantissimi anni si vede costretta ad abbandonare la città per fare ritorno nella casa di campagna in cui è nata, e dove i suoi due fratelli vivono ancora in condizioni degradate. Scossa dalla realtà selvatica in cui si trova catapultata, Bea tenta di adattarsi grazie anche all’aiuto di Emi, la mite ma stralunata sorella minore che non si è mai allontanata dai campi circostanti. Insieme a lei si occupa degli animali e delle piante della cascina mentre Franco, il fratello, lavora in un allevamento della zona. Quando la donna li invita a modificare il loro stile di vita entra in conflitto con lui, svelandone la natura violenta e collerica, figlia di una lunga e dolorosa frustrazione interiore.

La recensione

Ispirato a un fatto di cronaca realmente accaduto pochi anni fa, L'Ultima Notte diretto da Francesco Barozzi si rivela un film interessante (…). Il regista decide di narrare una vicenda da cui era stato molto colpito utilizzando non la tecnica del documentario ma lavorando con la propria creatività, e avvalendosi degli accadimenti reali come base da cui partire per raccontare una storia di abusi familiari, disagio sociale e degrado morale. E' chiara la scelta del regista di calcare la mano sugli elementi gotici, giocando sui toni scuri e cercando di creare un senso di disagio nello spettatore, introducendolo in un contesto angoscioso ed inquietante, per fargli cogliere in pieno il senso della pellicola. Lo fa a partire dalla natura, rappresentata in maniera minacciosa: gli alberi scuri incombono sullo sfondo di un cielo livido, ed ogni elemento rappresentato diventa veicolo di sensazioni di inquietudine. L'abilità del regista sta soprattutto nel raccogliere elementi di un quotidiano piuttosto ordinario per proporli sotto una luce “cattiva” finendo per farne lo sfondo di una squallida vicenda di desolazione umana e immergendo il pubblico in una atmosfera da film horror. (GianniSV66, FilmTv.it)



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lesodoGiovedì 2 maggio ore 21.00
Sala Cinema Teatro Massimo Troisi di Nonantola (viale delle Rimembranze 8)

 Rassegna ‘Largo ai giovani: Opera Prima’  

presenza in sala del regista CIRO FORMISANO

L'ESODO

“L’ESODO” Regia: Ciro Formisano (Opera Prima) – Sceneggiatura: Angelo Pastore, Ciro Formisano – Interpreti: Daniela Poggi, Rosaria De Cicco, David White, Simone Destrero, Carlotta Bazzu, Kiara Tomaselli – Genere: Drammatico – Paese: Italia 2017 – Durata: 104 minuti – Produzione: Stemo Production – Distribuzione: Stemo Production IL REGISTA CIRO FORMISANO SARA’ PRESENTE IN SALA
Vincitore del premio per la Miglior Attrice Protagonista a Daniela Poggi e per la Miglior colonna sonora a Roberto Ulino alla 13° edizione del Santa Marinella Film Festival, dei premi Miglior Opera Prima a Ciro Formisano, Miglior Attrice protagonista a Daniela Poggi, Miglior Attrice non protagonista a Cinzia Mirabella alla 16° edizione del Villammare film festival e di altri premi

Roma, 2012. Francesca è un'esodata, ovvero una dei 390mila lavoratori che la riforma Fornero ha lasciato a casa in attesa di un'età pensionabile innalzata all'ultimo minuto. La situazione di Francesca è particolarmente delicata perché vive sola con una nipote 16enne che non capisce le difficoltà economiche in cui è precipitata la nonna e gliene addossa interamente la colpa. Quando Francesca si ritrova a chiedere l'elemosina sotto i portici di Piazza Repubblica, con il suo abbigliamento da signora bene e il suo sorriso da persona onesta, le reazioni della gente verso di lei sono le più disparate...

La recensione

Ciro Formisano esordisce al lungometraggio di finzione con una storia vera documentata dai giornali dell'era Monti, con il coraggio (rarissimo nel cinema italiano) di confrontarsi con l'attualità e fare nomi e cognomi, in particolare quello dell'allora ministro del Lavoro. L'esodo prende la forma del melodramma quando racconta i retroscena della vita famigliare di Francesca, ma trova invece una misura di ironia nella situazione disperata e paradossale della donna. Alcune battute di dialogo aprono lo spiraglio ad un'indagine più approfondita del contesto, ad esempio sottolineando la singolarità della situazione per quella classe borghese che "ha fatto il '68 e adesso fa la fame", e che cerca di mantenere a tutti i costi le apparenze di un benessere cancellato da certe scellerate politiche. E la narrazione evidenzia anche la difficoltà reale di trovare il tempo di unirsi a una protesta per chi è impegnato a lottare per la quotidiana sopravvivenza. (…) Per contro Daniela Poggi è efficacissima nell'impersonare con grazia e dignità la protagonista, che chiede solo quello che le spetta e rifiuta di soccombere al degrado. (Paola Casella, MyMovies.it)

 

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zenVenerdì 3 maggio ore 21.00
Sala Cinema Teatro Massimo Troisi di Nonantola (viale delle Rimembranze 8)

 Rassegna ‘Largo ai giovani: Opera Prima’  

presenza in sala della regista MARGHERITA FERRI

ZEN - SUL GHIACCIO SOTTILE 

“ZEN - SUL GHIACCIO SOTTILE” Regia: Margherita Ferri (Opera Prima) – Sceneggiatura: Margherita Ferri – Interpreti: Eleonora Conti, Susanna Acchiardi, Fabrizia Sacchi, Edoardo Lomazzi, Ruben Nativi, Alexandra Gaspar, Maurizio Stefanelli, Marco Manfredi, Giulia Lorenzelli – Genere: Drammatico – Paese: Italia 2018 – Durata: 87 minuti – Produzione: Articolture – Distribuzione: Istituto Luce – Cinecittà LA REGISTA MARGHERITA FERRI SARA’ PRESENTE IN SALA
Il film è stato sviluppato all’interno del programma Biennale College Cinema, la sceneggiatura di ZEN ha vinto la Menzione speciale al Premio Solinas Storie per il cinema 2013

All'anagrafe, la sedicenne Maia Zenasi è una ragazza. Per i suoi compagni di liceo è una "mezza femmina" e una "lesbica di merda". Ma dentro è Zen, un ragazzo che ama l'hockey e ha un debole per Vanessa, compagna di classe fidanzata con il bullo Luca. Quando Vanessa chiede a Maia le chiavi del suo rifugio di montagna per andare a fare sesso con Luca, Zen gliele consegna. E quando Vanessa deciderà di nascondersi nel rifugio per sottrarsi alle consuetudini di una vita già preordinata sarà Zen il suo modello di anticonformismo.

La recensione

Il film è stato realizzato con un budget minimo ma il sostegno importante di Biennale College, che ha creduto in una sceneggiatura già vincitrice di una menzione speciale al Premio Solinas. Ferri ha alle spalle parecchia esperienza come regista di web serie (Status) e di documentari, ma non mostra alcun vezzo da youtuber e mette a frutto l'esperienza nel cinema di realtà per farsi garante di un'autenticità riconoscibile nello sviluppo della storia, nei dialoghi e nella recitazione (davvero straordinarie e carismatiche Eleonora Conti e Susanna Acchiardi nei ruoli di Zen e Vanessa). Anche l'ambientazione - il paese del modenese Fanano e le montagne dell'appennino bolognese - comunica una genuinità di fondo, una voglia di raccontare senza falsificare contesto e personaggi. La regista (coadiuvata dalla bella fotografia di Marco Ferri) costruisce inquadrature con senso maturo della composizione, si infila in zone inesplorate (come lo spogliatoio maschile, raccontato da chi sa che "non esiste uno spogliatoio giusto per me"), descrive il rapporto fra Zen e sua madre (Fabrizia Sacchi) come affettuoso e conflittuale in parti uguali, racconta una comunità che non evolve anche se si attrezza con telefonini e nuove tecnologie. (Paola Casella, MyMovies.it)



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la spadaSabato 4 maggio ore 16.30 
Sala Cinema Teatro Massimo Troisi di Nonantola (viale delle Rimembranze 8)

  Rassegna CINE KIDS  

 LA SPADA NELLA ROCCIA

“LA SPADA NELLA ROCCIA” (The Sword in The Stone) Regia: Wolfgang Reitherman – Sceneggiatura: Bill Peet, T.H. White – Genere: Animazione – Paese: USA 1963 – Durata: 75 minuti – Produzione: Walt Disney Productions – Distribuzione: Walt Disney Italia
Secondo le leggende del ciclo bretone, re Artù scoprì d'essere l'erede legittimo al trono d'Inghilterra quando estrasse senza difficoltà una spada magica piantata nella roccia dal mago Merlino. Questo divertente film della Walt Disney riprende la favola raccontando con accenti umoristici la giovinezza di Artù.

La recensione

Un racconto di formazione e sulla formazione, sull’educazione, sui rapporti tra maestro e allievo. Nel film sono presenti tre modelli educativi: quello di Merlino, quello di Sir Ettore, quello del gufo Anacleto. Merlino vive in una foresta oscura che simboleggia l’epoca medievale, i «tempi oscuri senza legge né ordine» in cui si svolge la storia, dominati dalla legge della sopraffazione e dei rapporti di potere. Il compito che Merlino si prefigge è quello di educare Semola portandolo all’emancipazione dai dettami del conformismo dell’epoca. La vera magia di Merlino è l’educazione. Per Merlino, l’unico modo di osteggiare l’oscurità di un’epoca basata sulla violenza è un’educazione che punti sulla cultura e sul ragionamento. Solo così si può operare un cambiamento, un progresso. Il progetto educativo di Merlino si basa sul metodo empirico e passa attraverso tre stadi corrispondenti a tre elementi naturali: acqua, terra, aria. Per ognuno di questi stadi si ha la trasformazione in animali: pesci, scoiattoli, uccelli. Come le favole classiche usano il mondo animale per parlare del mondo umano, così Merlino usa le trasformazioni animalesche per parlare delle cose umane. Il modello educativo di Sir Ettore, opposto a quello di Merlino, si basa sulla forza fisica, sul cieco rispetto delle tradizioni, sull’obbedienza a chi ha il potere. Il modello educativo del gufo Anacleto è integrazione di quello di Merlino. Il Mago è un creativo, un utopista, e talvolta può arrivare al distacco dalla realtà. Il modello educativo di Anacleto si radica nel passato e si basa sull’impegno, sulla fatica intellettuale, sul senso di realtà e praticità. Il film ci dice che la buona educazione si pone tra passato (tradizione) e futuro (utopia), tra la pesantezza della fatica intellettuale e la leggerezza della creatività. (Francesco Rufo, MyMovies)

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un giornoSabato 4 maggio ore 21.00

Sala Cinema Teatro Massimo Troisi di Nonantola (viale delle Rimembranze 8)

 Rassegna ‘Largo ai giovani: Opera Prima’  

presenza in sala della regista CIRO D'EMILIO

UN GIORNO ALL'IMPROVVISO

“UN GIORNO ALL’IMPROVVISO” Regia: Ciro D’Emilio (Opera Prima) – Sceneggiatura: Cosimo Calamini, Ciro D’Emilio – Interpreti: Anna Foglietta, Giampiero De Concilio, Massimo De Matteo, Lorenzo Sarcinelli, Biagio Forestieri, Giuseppe Cirillo, Fabio De Caro, Franco Pinelli, Alessia Quaratino - Genere: Drammatico – Paese: Italia 2018 – Durata: 90 minuti – Produzione: Lungta Film, Rai Cinema – Distribuzione: No.Mad Entertainment IL REGISTA CIRO D’EMILIO SARA’ PRESENTE IN SALA
Il film è stato presentato in concorso nella sezione ‘Orizzonti’ alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica 2018, dove ha vinto il Premio di Critica Sociale – Sorriso Diverso; vincitore tra gli altri del Premio Nuovo Imaie a Giampiero De Concilio, del Premio FICE Attrice dell’Anno ad Anna Foglietta, del Prix CICAE all'Annecy Cinema Italien, e vincitore del concorso Rivelazioni dell’XI edizione Del Festival Piccolo Grande Cinema di Milano
Antonio ha diciassette anni e un sogno: essere un calciatore in una grande squadra. Vive in una piccola cittadina di una provincia campana, una terra in cui cavarsela non è sempre così facile. A rendere ancora più complessa la situazione c’è la bellissima Miriam, una madre dolce ma fortemente problematica che lui ama più di ogni altra persona al mondo. Inoltre Carlo, il padre di Antonio, li ha abbandonati quando lui era molto piccolo e Miriam è ossessionata dall’idea di ricostruire la sua famiglia.

La recensione

Il cinema ci ha narrato in innumerevoli modi il rapporto madre figlio. Lo ha fatto con film mainstream e con opere più intime. Sembrerebbe quindi che non ci possa essere più nulla da mostrare in materia ma questa supposizione viene smentita quando si portano sullo schermo (in un'opera prima, non dimentichiamolo) due attori come Anna Foglietta e Giampiero De Concilio che si confrontano con un'intensità davvero fuori dal comune delineando due caratteri credibili dalla prima all'ultima scena. Carica di slanci e di improvvise chiusure nelle proprie ossessioni è la Miriam a cui aderisce anche fisicamente Foglietta mentre De Concilio fa di Antonio un ragazzo costretto dalla vita (e da un padre non degno di questo appellativo) a crescere prima del tempo. A differenza però di altri protagonisti di vicende analoghe qui un sogno resta vivo e viene sostenuto da due figure paterne vicarie: il rude ma attento allenatore e il talent scout. Grazie a loro Antonio, pur mantenendo i piedi per terra come gli viene ripetuto di fare, può sperare, per sé e per la madre, in un futuro diverso che li allontani definitivamente da un luogo che a lei non provoca altro che dolore e disperazione. (Giancarlo Zappoli, MyMovies.it)



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cortikidsMartedì 14 maggio ore 20.30
Cinema Multisala Nuovo - Castelfranco Emilia  (via Don Luigi Roncagli 13)

 CORTI KIDS  

SELEZIONE DI CORTI 
LA SCUOLA ANIMATA


 

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